intermezzo

Ecco, lo so che è inutile scusarsi ancora, ma per uscire dalla latitanza vi propongo un video e una canzone nuova. Ora non chiedetemi perché, ma questo pezzo mi piace. L’ho sentito la prima volta per radio e mi è piaciuto sia perché è troppo lungo e devono sempre tagliarlo, sia perché il testo non è molto a ritmo e facile da seguire. Soprattutto perché è veritiero, sconsolato, lievemente acido. E scritto da un autore nato nel 1938. Piuttosto giovanile parlare di cambiamenti e rivoluzioni a 74 anni, no?

 

La Cumbia di chi Cambia

 

Ah, naturalmente il video non è originale, ma qualche volta è il caso di accontentarsi…

 

grazie a tutte voi.

E’ il 102esimo post e oggi, 8 marzo, lasciatemi essere semplicemente scontato. Perché vorrei ringraziare tutte le donne. Tutte quelle che stasera non usciranno con il dovere di buttarsi in un locale dove un bel ragazzotto si spoglia sotto i loro occhi; quelle che non spendono migliaia di euro in capi firmati appena usciti da un atelier; quelle che non collezionano borse, scarpe, cappelli, pellicce ed ogni tipo di status simbol; quelle che non giudicano un ragazzo sul tipo di macchina che guida o sulla pressione dei bicipiti; quelle che non guardano ‘uomini e donne’; quelle che non vanno in discoteca per mostrare la loro nuova abbronzatura o la loro nuova minigonna ricavata dalla stoffa di un mezzo fazzoletto; quelle che non fanno di tutto pur di fare successo e soldi; quelle che non prendono il suv anche solo per fare cinquanta metri per riprendere il figlio a scuola.

Ringrazio con il cuore tutte quelle donne che sanno emozionarci e farci emozionare, quelle donne che con un sorriso sanno ridare vita e colore, quelle donne che lottano da sole o con il loro uomo al fianco per avere un futuro migliore, quelle donne che si vestono come vogliono, che si truccano oppure no, che decidono di lavorare o preferiscono tirare su la famiglia o che fanno entrambe le cose nel migliore dei modi, che lottano contro gli uomini ottusi e pieni di pregiudizi, che si vedono sbarrata la strada da una con la minigonna grossa come un mezzo fazzoletto e loro (pur potendoselo permettere) decidono di non cadere così in basso, che si alzano ogni mattina con coraggio, che sanno divertirsi, che vogliono ballare, che vogliono correre, che vogliono volare.

A tutte voi dico … grazie ….

e dedico questa canzone…

ed ecco il testo:

And this I know his teeth as white as snow
What a gas it was to see him
Walk her everyday into a shady place
With her lips she said

She said, "Hey Paul, hey Paul, hey Paul
Let's have a ball
Hey Paul, hey Paul, hey Paul
Let's have a ball
Hey Paul, hey Paul, hey Paul
Let's have a ball"

Gigantic, gigantic, gigantic
A big, big love
Gigantic, gigantic, gigantic
A big, big love

Lovely legs there are
What a big black mass, what a hunk of love
He'll walk her every day into a shady place
Like the dark, but I'd want him

She said, "Hey Paul, hey Paul, hey Paul
Let's have a ball
Hey Paul, hey Paul, hey Paul
Let's have a ball
Hey Paul, hey Paul, hey Paul
Let's have a ball"

Gigantic, gigantic, gigantic
A big, big love
Gigantic, gigantic, gigantic
A big, big love

Gigantic, gigantic, gigantic
A big, big love

Gigantic, gigantic, gigantic
A big, big love
Gigantic, gigantic, gigantic
A big, big love

A big, big love
A big, big love
A big, big love
...

Dice che era un bell’uomo e veniva….

…. veniva dal mare…

 

Oggi ci ha lasciato un grande cantante e un grande poeta. Il suo nome era Lucio Dalla. Io l’ho conosciuto attraverso gli Lp dei miei fratelli e poi con i cd e alla radio. Era simpatico, era intelligente, non aveva bisogno di altro che della sua arte per farsi sentire. Non urlava, non strillava, non era un vip, in poche parole.

L’ho visto cantare dal vivo, nell’estate del 2010, con De Gregori. Appena salito sul palco ho pensato fosse invecchiato un po’. Poi sono partite le prime note, lui si è messo al piano, poi al clarinetto, poi a cantare i suoi pezzi migliori. Ballava, rideva, faceva smorfie, zompava letteralmente di gioia. Così ho visto che non era invecchiato affatto, che aveva in sé più energia di cento ragazzini. Ed è così che lo ricorderò, nel mio piccolo.

E per condividere qualcosa con voi, ecco 4/3/1943, una canzone bellissima fra decine di canzoni bellissime.

musica per pianoforti caldi

Raphael Gualazzi in concerto

Era un po’ di tempo che non andavo a sentire musica dal vivo e dopo una settimana stancante, questa pausa di allegria ci voleva proprio. Sto parlando del concerto di Gualazzi che ho visto sabato sera. Ma non l’ho esattamente visto, diciamo piuttosto che l’ho vissuto. Si perché lui è un ragazzo magari timido, magari privo del fisico della rock star, magari non si veste di carne di mucca oppure non sfascia la chitarra e non incendia il palco. Ma dategli un pianoforte a coda e vi solleverà le prime file e i palchi e tutto il loggione!

Ragazzi che musica, che sound completo, che assoli fantastici, che suoni meravigliosi, che ritmo e che velocità al piano! Si perché non riesci nemmeno a seguire le mani, tanto vanno spedite e tanto sono le note che producono. Così io e tutto il resto del teatro siamo semplicemente rimasti incantati, muovendo passi e battendo le mani, ballando sul posto e urlando ed applaudendo alla fine delle canzoni. C’era il jazz, quello vero, su quel palcoscenico e quando lo senti non puoi rimanere immobile e non puoi rimanere insensibile. Ti tira su dalla sedia, ti scatena i brividi, ti apre il cuore.

Ed è proprio quello che è successo a me. I problemi della settimana e i pesi dei pensieri si sono fatti più leggeri. Il ritmo mi ha fatto uscire dal mio guscio e tutto sembrava sorridere di più. I colori scintillavano, i suoni viaggiavano e i pensieri …. beh, semplicemente se ne andavano a disturbare qualcun altro…

Ecco perché vi suggerisco di andare a sentire un po’ di musica se vi sentite scarichi. La musica che vi piace, proprio dal vivo, magari in un locale anche piccolo, magari anche quella di un piccolo gruppo di periferia (anche i Beatles hanno iniziato in questo modo…)!

E se volete anche un altro consiglio… cercate le date di Gualazzi vicino casa vostra, è uno spettacolo imperdibile!!!

Per un fine settimana carico…

Ci sono momenti in cui le cose ci sembrano più difficili. Ostacoli  complessi oppure blocchi di qualsiasi tipo (ad esempio il mitico bloggo, cioè il blocco dello scrittore in versione blogger), montagne ardue da scalare oppure assolutamente insormontabili.

E spesso la nostra stanchezza non aiuta. Alla fine di periodi stressanti non ci sentiamo in grado di continuare, non ci sentiamo forti abbastanza o semplicemente non ne abbiamo voglia. Allora perché continuare? Perché non fermarsi invece e riposare per un pochino o per molto tempo?

Diceva il vecchio Frank Sinatra in una sua canzone:

You’re ridin’ high in April, shot down in May 
But I know I’m gonna change that tune 
When I’m back on top, back on top in June

La vita è ‘na rota, sentenzierebbe uno dei miei fratelli, quello fintamente saggio. La realtà è che dopo ogni notte c’è sempre un’alba. Così quando mi sento giù io ho un metodo quasi infallibile per ritrovare la forza e l’energia per ricominciare a progettare e mettere in pratica. Il mio metodo infallibile è la musica degli Ok Go. Del gruppo ne ho già parlato nel blog in questo post qui e qualcosa di più lo trovate su wikipedia.

Quello che troverete nei loro video, invece, è il divertimento, la passione e la voglia di rivoluzionare e cambiare. E’ L’IDEA (scritto tutto obbligatoriamente maiuscolo).

Ogni volta che esce un loro video a me sembra che l’impossibile diventi possibile, l’immaginazione diventi realtà, la fantasia prenda forma.

Questo mi ricorda che se realmente vogliamo fare qualcosa di pazzo, di bello, di importante, di divertente, non c’è modo e maniera per cui non lo si possa realizzare. Hanno usato secchi, complicatissime macchine Rube Goldberg, bande di ottoni vestite di tutto punto, stop motion organizzatissimi. Ed ogni volta hanno superato loro stessi, con ironia e semplicità (il loro primo video costò meno di 1000 dollari). Poi è arrivato quest’ultimo capolavoro. 4 mesi di preparazione, lo sponsor della casa automobilistica e la presentazione al superbowl.

Non so cosa ne penserete voi, ma per me è un piacere per gli occhi. E una carica per il morale.

Quindi ecco a voi gli ok go in : Needing/Getting

Ed ecco l’inizio del testo:

I’ve been waiting for months 
Waiting for years 
Waiting for you to change 
Aw, but there ain’t much that’s dumber 
There ain’t much that’s dumber 
Than pinning your hopes on a change in another 

Che sia un bellissimo fine settimana con o senza neve, ma con i desideri ben chiari in mente e il modo migliore per realizzarli!

un giorno di musica ed uno di neve

Ci sono periodi in cui sembra che le cose strane ci inseguano o, almeno, ci accadano. Così capita che un pianoforte faccia ingresso in casa e che si abbia bisogno di un buon accordatore.

Un sabato pomeriggio arriva un uomo antico e dinoccolato che con i suoi intercalari strani sembra attirato dalla musica. Visita lo strumento, lo soppesa, lo valuta e lo suona. Poi, fra mille discorsi di tutti i generi inizia a prendere confidenza con i tasti, con le corde tese e meno tese, con i martelletti che non ne vogliono sapere di rientrare nella loro sede.

il pianoforte

Lo smonta pezzo per pezzo e lo seziona, pulendolo al suo interno. Diagnostica un lavoro molto lungo fino a notte inoltrata. Mi dice che io posso uscire e che lo posso lasciare comodamente in casa a finire il suo lavoro. Solo un paio di caffè a fargli compagnia.

Mi sembra una cosa strana ma dopo un po’ che lo vedo armeggiare con lentezza e precisione capisco che non c’è niente da fare. Quell’uomo è stato preso dalla sua passione. Il pianoforte sembra parlare con lui e soprattutto lui sembra parlare con il pianoforte. Ogni tanto, a rompere il silenzio che si è creato, c’è qualche mugugno ritmato, come a seguire un ragionamento che passa nel suo cervello. Poi qualche battuta o qualche domanda.

Ogni martelletto torna lentamente al suo posto, ogni tasto riprende colore, ogni corda riprende il suo accordo. Quando torno, ormai a notte fonda, l’uomo è seduto a fumare e guarda soddisfatto il suo lungo lavoro. Rimontiamo i pezzi, strimpella qualche accordo, mi dice di richiamarlo se ci sono problemi. Raccoglie i suoi attrezzi e se ne va nella notte buia. Se me lo raccontasse qualcun altro, non ci crederei, ma l’ho visto con i miei occhi.

Adesso il pianoforte funziona anche se un paio di tasti non suonano perfettamente, ma io ho paura a richiamare l’accordatore, forse è stato solo un sogno.

Intanto, grazie alla pazienza di un amico di ruadellestelle, sto iniziando ad esercitarmi con le scale e gli accordi. Per la gioia di tutti i vicini. Credo che per il prossimo concerto di Gualazzi dovrei poter essere in grado di duettare con lui (in fondo ho almeno un paio di settimane per imparare). 😉

la città sotto la neve

Infine oggi. Questa mattina la mia città ha deciso di coprirsi di un manto bianco. E non ci sono immagini più belle per uno come me che ama l’inverno e la neve. Che bel regalo di non compleanno!

ps. Se volete leggere qualcos’altro, ho aggiunto una pagina di ‘felicità low cost‘. La potete leggere cliccando qui.

Perché iniziare… se non sai dove vai a finire

San Giorgio e il Drago, pittura su casa, foto scattata vicino Lana (BZ)

Le cose importanti della mia vita le ho iniziate sempre senza sapere dove sarei andato a finire. C’è qualcuno che non fa così? Si, c’è qualcuno che già conosce il proprio futuro o almeno esorcizza la paura dell’ignoto cercando di programmare tutto. Io non faccio parte di quella categoria, di questo siamo sicuri tutti.

Questo blog l’ho iniziato senza sapere dove andrà a finire.

Ma voglio raccontare l’antefatto, per tutti quelli che vogliono conoscermi un po’.

Alcuni mesi fa ho avuto un incidente in macchina. Un frontale piuttosto impressionante. Quando ho riaperto gli occhi ero miracolosamente illeso, tranne qualche piccolo trauma superficiale. Non vi dirò che da quel giorno sono una persona diversa, e nemmeno che ho acquistato chissà quale distacco dalle cose terrene o quale super potere. Queste cose le lascio agli sceneggiatori holliwoodiani privi di fantasia.

Ma alcune cose le ho viste in modo differente. Ed ho pensato che era arrivato il momento di realizzare qualche sogno, di quelli che tieni nel cassetto per pigrizia (sono un tipo molto pigro, anche se spesso non ne ho il tempo). Uno di questi lo trovate raccontato in questi due post: il primo qui e il secondo qui.

Da quel viaggio (sapete di cosa parlo se avete letto i link al blog di cambiandostrada) sono nate tante cose. Amicizie sempre più forti, alcune nuove e bellissime, decisioni importanti, momenti per crescere sempre di più e voglia di fare.

E adesso rimango spesso stupito guardandomi indietro. Quel piccolo desiderio che ho potuto realizzare sta portando dietro di sé una scia di tanti altri che nascono, crescono, maturano e si realizzano.

Una cosa l’ho imparata: lasciare i sogni nel cassetto è stupido. E’ bello invece lottare per realizzarli, sentirsi liberi di farlo.

Voi quale desiderio tenete ancora nascosto? E perché non lo lasciate libero?

Alla fine del viaggio ho scritto una mail ai miei amici, per ringraziarli di quello che avevamo fatto assieme. C’è un pezzo che poi Marta ed Ale hanno voluto mettere sul blog. In quelle poche righe c’è ognuno dei miei amici. Lo scrivo anche qui perché per me è importante.

Si devono potare i rami secchi perché la pianta cresca meglio. Si può colorare il proprio mondo o viverlo e capirlo attraverso la musica. Si può imparare a trovare la felicità senza nemmeno cercala o, letteralmente, costruirla. Si può vedere il mondo con gli occhi di un bambino, percorrerlo seguendo l’avventura e la natura, sognarlo come lo si vorrebbe, vederne la bellezza assoluta, ritrovare i propri sogni e lottare per essi. Si può vedere il lato dolce e giocoso del mondo.”

Adesso siamo di nuovo in partenza. Lo stesso gruppo si ritrova per stare qualche giorno insieme. Purtroppo non siamo tutti perché il lavoro, la famiglia e lo studio che ci danno altri ritmi. Ma chi non può esserci fisicamente sarà vicino a noi coi pensieri, parole e giochi. E’ il momento migliore per tutti per staccare e ricaricarsi. Chi ha un grande bisogno di riposare, chi di mettere in ordine alcuni pensieri, chi vuole semplicemente spegnere il cellulare ed abbandonarsi ad un’altra vita. Io cerco la pace, il confronto ed altri ritmi.

Buon mercoledì a tutti!

Alcuni suggerimenti: volete una canzone per i prossimi giorni? Io ho appena scoperto Drive degli Incubus che è finita dritta nella compilation di questo nuovo viaggio grazie ad uno dei partecipanti che di sicuro preferisce rimanere anonimo. Se siete appassionati di facebook potete iscrivervi alla pagine di ruadellestelle cliccando qui, se volete seguirci in vacanza potrete vedere le foto che pubblicheremo su instagram andando qui o qui (dovrebbe funzionare).