Disegnando in compagnia

L’ultima volta vi ho presentato una nuova ospite del blog, mia nipote C. che ci ha regalato qualche immagine scattata qui e là allegramente durante un pomeriggio disordinato.

Oggi è il turno di una nuova ospite che ci allieterà con la sua arte, nelle sue varie forme, per qualche tempo (chissà quanto…). Si chiama A., anche lei è mia nipote ed è dotata di quel tipico estro artistico che in genere alla mia famiglia manca totalmente.

A lei ho fatto una proposta alternativa: leggere il racconto ospitato da Troppicolori che trovate qui e trarne un disegno che la ispirasse. Prima di tutto fate un salto anche voi a (ri)leggere il racconto lasciando magari un commento… quindi divertitevi ad immaginare cosa avreste disegnato al posto suo. Alla fine (ma solo alla fine), cliccate sul link qui sotto e scoprite la Fantasia di A.

filiponti A.

La sua creatura è ispirata dai colori e dalla immaginazione ed un pochino anche dall’ambientazione. Mi ha confessato sorridendo, ma rimanga fra noi, che non conosceva l’esistenza dei Filiponti e che su internet non ne ha trovato traccia… Adesso ce ne è una piccola impronta…

Buona domenica a tutti!

tris di foto per iniziare bene la settimana

E’ domenica sera e c’è giusto il tempo per scrivere qualcosa prima di andare a dormire… Volevo raccontarvi qualcosa ma non so bene cosa, così mi affiderò a delle immagini, tanto per darmi un aiuto.

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La prima è questa, ricavata su un vecchio ricordo di alcuni anni fa. Un viaggio in Irlanda, poi ripetuto. Perché ci sono luoghi che ti segnano dentro. In cui vorresti ritornare più volte che puoi perché ogni singolo ricordo di quei giorni e di quelle vacanze ti sono dentro in modo indelebile. La gentilezza delle persone, la bellezza dei paesaggi, la forza dei luoghi e delle tradizioni. Una birra bevuta in un pub chiassoso e festante, le canzoni dei ragazzi che suonano all’aperto, un panino al salmone, un tramonto sull’oceano che non dimenticherai mai, visto su una scogliera a picco su una piccola baia dove rientravano piccole imbarcazioni sbuffanti dopo una giornata di pesca in mare aperto. I prati verdi come lo smeraldo, i sorrisi degli abitanti con uno strano accento inglese.

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La seconda è questa. Il ricordo degli anni universitari nella capitale fra i monumenti, gli amici, gli studi e quei giorni così belli nella memoria quanto difficili nell’affrontarli. La possibilità di vivere dei momenti intensi e indimenticabili, condividerli con gli amici, ricordarli con un’allegria ogni volta nuova. E quell’aria di storia e di vita che solo la città eterna può avere.

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Infine una foto scattata di recente. Una giornata di sole, la macchina fotografica e qualche timido tentativo per iniziare a maneggiarla con cura maggiore e un po’ più di tempo che un semplice scatto di corsa. I primi passi che spero mi porteranno sempre più lontano. Si perché la fotografia può essere un bel divertimento ma soprattutto un piacere che ha indubbiamente qualcosa di affascinante e di artistico.

Buon lunedì miei cari, che sia una giornata sfolgorante!

le piante

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Avete mai fatto caso alle piante? Non parlo delle piccole o grandi piante da appartamento, quelle belle e rigogliose se avete un pollice verde o secche e striminzite se avete un pollice nero come il mio. Parlo di quelle grandi, che vivono selvaggiamente nei boschi o ordinate lungo i viali delle città. Insomma quelle con qualche decina di anni alle spalle, magari pure un centinaio.
Ecco, ne ho osservate alcune un po’ di tempo fa e mi sono stupito come un bambino. Perché le piante si contorcono, si piegano, si abbassano, si infoltiscono, ma sempre lì rimangono. Magari ci sono altre piante che gli danno fastidio e per questo alcuni rami si seccano, altri si piegano, altri rimangono piccoli e oscuri mentre dall’altro lato è tutto un germogliare. Oppure è il sole che li spinge in qualche direzione alla ricerca della luce. Od ancora nascono in un luogo impervio e le radici non trovano abbastanza cibo ed acqua da farle crescere ma loro no, cocciute, rimangono nane ma vivono per secoli.
In definitiva non si è mai sentito di un albero che abbia preso le sue radici e si sia spostato. Quindi deduco che è nella natura dell’albero rimanere al suo posto, come … come un albero.

Per questo mi affascinano gli alberi, e mi stupiscono. Perché hanno la costanza di rimanere lì, accada quel che deve accadere.

2013

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Prima di tutto Buon Natale. E, naturalmente, Buon Anno.
Si, per le feste sono stato un po’ assente, ma diciamoci la verità: chi può avere qualcosa da scrivere quando si susseguono giorni di bagordi culinari e aria di natale? Beh, si, molti possono avere cose interessanti da scrivere, ma io non sono tra quelli.
Così, dopo qualche giorno di vacanza dal blog, mi ripresento nel momento in cui tutti fanno programmi e hanno idee per il nuovo anno. Non me la sento di mancare.

Prima di tutto un piccolo pensiero a quello appena passato, alle sue montagne russe, ai lati positivi e a quelli negativi, alle idee, alle avventure… insomma a tutti i suoi aspetti.

E per il prossimo 2013? Beh, intanto i Maya hanno lisciato la previsione e questa già è una buona cosa. Cosa aspettarsi?
Inizierei con un bel camion di sorrisi e di risate, perché tutte le cose, anche le più piccole, ci possano dare gioia e allegria. Poi magari un bel carico di generosità, guardandosi attorno, alle persone vicine prima e a quelle lontane poi. Qualche buona azione quotidiana, un po’ di pazienza, qualche bella idea, tante attività ed il tempo per portarle a termine. E il ritmo, quello giusto, che non ti mette fretta, che sa farti apprezzare un bel tramonto, un profumo, un momento di sosta, un pensiero, un libro, un film, una persona, una carezza, un abbraccio…. insomma il TEMPO.
E perché no, un bel po’ di libertà. E musica. E viaggi. E …

Ma non dimentichiamo alcuni desideri per tutti: la pace nel mondo, che la squadra del vostro cuore vinca lo scudetto, un’altra stagione di CSI, un letto caldo, una zuppa fresca, un premio nobel, assistere ad una mungitura, fare un piccolo affare ad un mercatino, conoscere di persona Hulk, avere un autografo da Max Pezzali, completare la collezione di miniature dei puffi, risolvere almeno un quesito della Susy, veder chiudere ‘porta a porta’ e dimenticare la sua stessa esistenza, andare a votare per le prossime elezioni (se ne avete voglia), sbronzarsi almeno una sera, indossare un cappellino buffo, essere il motivo del sorriso di un bambino, inseguire una gazzella nel deserto africano e vedere che non si è poi così fuori forma, guidare una macchina invisibile, arrampicarsi su uno dei grandi monumenti del mondo a vostra scelta (consiglio la torre eiffel)… Insomma a voi la scelta, ma vi auguro di sicuro un anno innovativo e felice!

strade e cicatrici

strada di montagna

La vita a volte è strana. Ti prende, ti porta per strade che non immaginavi esistessero. Era fuori dell’immaginario anche solo l’idea di percorrerle. Strade in salita o in discesa, belle o brutte, luminose o scure. La strada è sempre stata un’immagine affascinante. Lunga o corta che sia, ho sempre un’attrazione e la voglia di percorrerla. Ma non sempre sono sicuro delle scelte che ho fatto.

Ma stasera voglio parlare delle strade strane, quelle che non immaginavi di percorrere mai. Pensateci bene. E’ capitato a tutti. Ti trovi all’improvviso catapultato in qualcosa e non sai nemmeno come ci sei arrivato. A me capita di continuo.
Anni fa mi ritrovai in un albergo a Santa Barbara in una camera invasa da odore di cannella e da quel giorno odio quella spezia. Ho ricordo di stare steso su di un campo di grano con una piccola serpe che passava a pochi centimetri da me, pietrificato.
Ricordo una cena davvero strana e imbarazzante a Roma in compagnia di persone sconosciute di cui non ricordo i visi, ma solo le risate stridule e il pessimo gusto del cibo. Oppure quella volta che mi trovai nel mezzo di una serata/trappola di vendite con il sistema piramidale (quelle, per intenderci, in cui il capo diventa miliardario e tu lavori gratuitamente). Ma li, come c’ero finito?
Non ricordo nemmeno come sono finito su una terrificante giostra di Mirabilandia con lo stomaco sottosopra e la faccia bianca come la carta.
Ma, in fondo, tutte queste deviazioni dalla strada, la rendono più lunga e, spesso, più interessante. Come quelle piccole cicatrici del tuo corpo o della tua anima che ti porti dietro con un po’ di orgoglio e quando le scopri, quando le fai vedere, devi essere sicuro che chi le vede le possa capire, ed apprezzare. Sfiorandole con delicatezza e comprendendone tutto il significato.

Nel Mezzo del Cammin….

raccolta di melograni

 

Ecco, adesso mi ritrovo con il blocco dello scrittore… o meglio del blogger.
Perché sono settimane che avrei cose da dire e da raccontare, ma non riesco a metterle in una forma interessante.
Prima di tutto ci sono due o tre ricette che potrei proporvi come una buonissima variante di cantucci oppure un nuovo pane alla cipolla o ancora una gelatina di melograno che costa tanto tempo e fatica…
Oppure potrei raccontarvi dei colori dell’autunno, di alcune bellissime giornate di pioggia e del sole che le segue… Potrei raccontarvi di come un’esperienza di archeologia fotografica mi stia portando lungo le strade della pellicola analogia in un periodo di piena digitalizzazione e iphone mania… (questo lo farò, soprattutto se il fotografo si decide a stampare almeno le prime pellicole in tempi che non siano ere geologiche…)
Beh, insomma a dir la verità ci sarebbero tante cose da dire…
Ma voglio iniziare da una sensazione e come tutte le sensazioni sarà indefinita e semplice.

Si, perché ultimamente sono stato assente, ma per un buon motivo. Non si tratta di lavoro (che non sarebbe un buon motivo) ma per una strada, una nuova idea. E’ strano ritrovarsi a voler fare qualcosa di diverso, mettersi alla prova in un settore in cui si è negati per definizione e nonostante tutto mettercela tutta e ottenere qualche risultato. Si, certo non brillante, magari nemmeno innovativo. Eppure ai tuoi occhi così prezioso.
Quindi alzi la mano chi non ha mai provato un moto di soddisfazione quando vede qualcosa di realizzato, finito, completo. Con le proprie mani. Inizi male, ti impegni, cerchi consiglio, ti guardi attorno. E poi alla fine…. hai quel sorriso soddisfatto. E se qualcuno è d’accordo con te… beh, quel sorriso vale il quadruplo.

No, non vi svelerò molto di più, almeno per adesso. Prima di tutto perché sono un po’ carogna e farvi aspettare un pochino ancora mi piace… Ma il motivo più profondo è che questo nuovo piccolo progetto è importante e voglio condividerlo nel migliore dei modi, spiegandolo con le parole giuste e mostrandolo un po’ alla volta, con delicatezza e gentilezza.
Spero mi seguirete ancora con pazienza e vi prometto più ispirazione nei prossimi post, magari qualche foto in più…

E per chi è arrivato a leggere qui in fondo… ho un segreto da condividere: questo aspetto del blog non mi piace più. Vorrei rinnovare tutto, cambiare aspetto e colori, esaltare la bellezza delle immagini e l’importanza del testo… avete qualche modello da suggerirmi per wordpress? Ve ne sarò per sempre grato!

stava lì, sul ciglio della strada

La pazienza di quell’uomo era impressionante. Era lento nei gesti, aveva gli occhi di chi sapeva aspettare perché per un’intera vita aveva aspettato. Poi non saprei dire se avesse fatto bene a stare lì, immobile ad attendere. Fatto sta che anche il suo lavoro risentiva del suo carattere. E lo potevi vedere tutti i giorni fuori dal suo laboratorio, con i suoi pezzi di legno pronti per essere lucidati o piallati o cartavetrati o laccati, verniciati, montati, avvitati.

Si muove con lentezza, con precisione, con cura. E con molta pazienza. Lo vedi, spesso, parlottare con qualche passante, qualche conoscente, con chiunque capiti. Immagini parli del tempo, del calcio, della suocera o di qualche tematica filosofica al di sopra dell’umana comprensione. Forse, con il suo lavoro, il suo ritmo, la sua costanza, ha trovato il vero segreto della vita, sconosciuto ai più. Lo tengo d’occhio da un po’… e se nasconde qualcosa prima o poi lo scoprirò!

Ecco… capita ogni tanto di notare qualcosa di diverso dal solito. E anche una di quelle serate in cui, dopo tanto che non scrivi qualcosa, improvvisamente si accende una piccola lampadina e ti viene voglia di mettere mani sulla tastiera. O magari su un blocco grande di fogli bianchi e un pennino piccolo e vecchio. Ecco, questa è una di quelle sere.
Quindi buona lettura a voi e… visto che siamo in tema di confidenze… ricordate un nome di cui vi parlerò in futuro… il nome è ‘arbres’.
BONNE NUIT

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