estate e cambiamenti

E si, anche se nei prossimi giorni sembra debba tornare il caldo, per me l’estate è ormai finita ed è tempo di cambiamenti. Alle porte c’è l’autunno e appresso l’inverno. Le stagioni che preferisco. Perché richiedono più impegno, più calore, impegno per fare qualcosa. Insomma le stagioni in cui solo chi vuole veramente può uscire, parlare, gioire e cercare il giusto ritmo per le cose. Finiscono poco a poco le serate calde, quelle passate in giardino, sulla spiaggia o in terrazza. Del resto, tutti lo sanno che il campo di semina d’inverno. E chissà quali semi ci porterà quest’inverno…

Intanto, per prepararmi nel modo migliore, ho deciso di fare un piccolo restyling al blog e cambiare qualche colore e impostazione, ditemi cosa ne pensate… Qualche altra idea è in cantiere per il resto dell’inverno e qualche piccola collaborazione di cui parlerò molto presto. Intanto godiamoci questo piovoso inizio di settembre con il suo fresco e con i suoi nuovi colori…

Visto che i complimenti per la testata e per il nuovo aspetto sono stati così tanti, voglio assolutamente condividerli con troppicolori che mi ha aiutato e consigliato col restyling.

E a voi tutti… Grazie di esserci!!

2 febbraio, la candelora

Oggi è il 2 febbraio.

E questo significa che oggi è il giorno della Candelora. Un giorno importante, sia per la natura che per la religione. Può essere la fine dell’inverno (se piove o nevica), o il segno che il freddo durerà più a lungo del previsto, fino a marzo inoltrato.

Beh, a quanto pare nevica in tutta Italia ed è buon segno.

Ma la Candelora è un’usanza antica, che ci collega a quando l’uomo seguiva con  attenzione i ritmi della natura. La Candelora e l’equivalente romano dei Lupercali erano date utili a ricordarci che il periodo peggiore stava finendo, che presto sarebbe tornato il caldo e la terra avrebbe portato nuovi frutti. Questo rappresentava la differenza fra la vita e la morte. Oggi abbiamo case calde, la neve non fa crollare i tetti, il mercato ha sempre frutta e verdura.

Ma la Candelora può ugualmente essere un nuovo inizio, un momento di passaggio e  un cambiamento. Per questo oggi ho dedicato del tempo alle mie passioni. Ho ripreso un quaderno che non vedevo da tempo ed ho ricominciato a scrivere. Non sono un bravo scrittore, ma ho le idee e degli ottimi critici. Se ne potrà sempre trarre qualcosa di interessante se non addirittura bello. Così, con la neve che cade lenta, inizia una nuova stagione. Potreste immaginare un inizio migliore?

E domani, lavoro permettendo, vorrei proprio uscire per fare qualche scatto, vedere qualche sorriso, respirare aria fredda e fare qualche bel pensiero.

Ricordate, il week end è dietro l’angolo, non perdete queste buone occasioni!

E voi avete festeggiato la Candelora?

Dopo l’influenza

la città dal tetto

Questo fine settimana è arrivata anche l’influenza, a coronare una settimana non delle più facili. Sabato sera, alle 23.00 in punto, ho iniziato a sentire freddo, a tremare come una foglia e a sentire dolore alle ossa. Così, come un allarme il mio corpo ha deciso di avere l’influenza. E così addio domenica di riposo. Cioè mi sono riposato perché non ho fatto altro che dormire e guardare la tv, ma con 38/39 di febbre non è stata proprio una passeggiata.

Ma oggi è lunedì e per fortuna ho potuto prendere una giornata dal lavoro e continuare e ristabilirmi. Non sono proprio in forma ma ho fatto un po’ di lavoretti in casa. E sono salito sul tetto per pulire il lucernario. E ho notato che da un tetto le prospettive sono diverse. E’ un po’ che lo dico fra le righe di questo blog. Ho voglia di cambiare, di uscire dal torpore e dal sonno. E guardare le cose da un tetto può aiutare ad immaginare nuovi confini.

Ecco un altro paio di foto, tanto per mostrare anche a voi un panorama differente.

un porticato da un'altra prospettiva

palma e cedro

Adesso non rimane che mettere in pratica le idee che ho in testa. Ma aiutatemi anche voi… che cosa vorreste cambiare e come avete intenzione di farlo? In fondo il nuovo anno è appena iniziato e abbiamo tutti bisogno di qualcosa in più…

Perché iniziare… se non sai dove vai a finire

San Giorgio e il Drago, pittura su casa, foto scattata vicino Lana (BZ)

Le cose importanti della mia vita le ho iniziate sempre senza sapere dove sarei andato a finire. C’è qualcuno che non fa così? Si, c’è qualcuno che già conosce il proprio futuro o almeno esorcizza la paura dell’ignoto cercando di programmare tutto. Io non faccio parte di quella categoria, di questo siamo sicuri tutti.

Questo blog l’ho iniziato senza sapere dove andrà a finire.

Ma voglio raccontare l’antefatto, per tutti quelli che vogliono conoscermi un po’.

Alcuni mesi fa ho avuto un incidente in macchina. Un frontale piuttosto impressionante. Quando ho riaperto gli occhi ero miracolosamente illeso, tranne qualche piccolo trauma superficiale. Non vi dirò che da quel giorno sono una persona diversa, e nemmeno che ho acquistato chissà quale distacco dalle cose terrene o quale super potere. Queste cose le lascio agli sceneggiatori holliwoodiani privi di fantasia.

Ma alcune cose le ho viste in modo differente. Ed ho pensato che era arrivato il momento di realizzare qualche sogno, di quelli che tieni nel cassetto per pigrizia (sono un tipo molto pigro, anche se spesso non ne ho il tempo). Uno di questi lo trovate raccontato in questi due post: il primo qui e il secondo qui.

Da quel viaggio (sapete di cosa parlo se avete letto i link al blog di cambiandostrada) sono nate tante cose. Amicizie sempre più forti, alcune nuove e bellissime, decisioni importanti, momenti per crescere sempre di più e voglia di fare.

E adesso rimango spesso stupito guardandomi indietro. Quel piccolo desiderio che ho potuto realizzare sta portando dietro di sé una scia di tanti altri che nascono, crescono, maturano e si realizzano.

Una cosa l’ho imparata: lasciare i sogni nel cassetto è stupido. E’ bello invece lottare per realizzarli, sentirsi liberi di farlo.

Voi quale desiderio tenete ancora nascosto? E perché non lo lasciate libero?

Alla fine del viaggio ho scritto una mail ai miei amici, per ringraziarli di quello che avevamo fatto assieme. C’è un pezzo che poi Marta ed Ale hanno voluto mettere sul blog. In quelle poche righe c’è ognuno dei miei amici. Lo scrivo anche qui perché per me è importante.

Si devono potare i rami secchi perché la pianta cresca meglio. Si può colorare il proprio mondo o viverlo e capirlo attraverso la musica. Si può imparare a trovare la felicità senza nemmeno cercala o, letteralmente, costruirla. Si può vedere il mondo con gli occhi di un bambino, percorrerlo seguendo l’avventura e la natura, sognarlo come lo si vorrebbe, vederne la bellezza assoluta, ritrovare i propri sogni e lottare per essi. Si può vedere il lato dolce e giocoso del mondo.”

Adesso siamo di nuovo in partenza. Lo stesso gruppo si ritrova per stare qualche giorno insieme. Purtroppo non siamo tutti perché il lavoro, la famiglia e lo studio che ci danno altri ritmi. Ma chi non può esserci fisicamente sarà vicino a noi coi pensieri, parole e giochi. E’ il momento migliore per tutti per staccare e ricaricarsi. Chi ha un grande bisogno di riposare, chi di mettere in ordine alcuni pensieri, chi vuole semplicemente spegnere il cellulare ed abbandonarsi ad un’altra vita. Io cerco la pace, il confronto ed altri ritmi.

Buon mercoledì a tutti!

Alcuni suggerimenti: volete una canzone per i prossimi giorni? Io ho appena scoperto Drive degli Incubus che è finita dritta nella compilation di questo nuovo viaggio grazie ad uno dei partecipanti che di sicuro preferisce rimanere anonimo. Se siete appassionati di facebook potete iscrivervi alla pagine di ruadellestelle cliccando qui, se volete seguirci in vacanza potrete vedere le foto che pubblicheremo su instagram andando qui o qui (dovrebbe funzionare).

le coincidenze della vita e gli animali fuori dal branco

Talvolta le coincidenze sono sorprendenti.

Ad esempio questa nell’immagine è la mia auto preferita.

Peugeot 308, sportiva, consumi bassi, sicura.

Proprio oggi che la politica italiana degli ultimi anni sembra essere ad una svolta (che lo vogliamo o no è giunto -in ritardo- il momento di cambiare), stavo riflettendo su quello che faccio per migliorare ciò che vedo intorno a me.

Credo, semplicemente, che cambiare ciò che ci è vicino sia fondamentale per cambiare tutto. Insomma si parte dal fondo.

Ma spesso cambiare in senso radicale non è semplice. Costa fatica, la collaborazione con gli altri, l’approvazione, il superamento degli ostacoli, l’impegno sul lungo periodo quando l’entusiasmo iniziale finisce.

Insomma diciamoci la verità. La sera già è dura stendersi sul divano dopo ore di lavoro. E’ dura cucinare, abbracciare la moglie, uscire con la ragazza, stare dietro ai figli che non fanno i compiti, fare una lavatrice o stirare i panni. Figuriamoci impegnarsi per il proprio futuro, per la propria società, per il prossimo.

L’unica cosa che ci può venire un po’ più facile è una partita a calcetto, magari poi con una birra con gli amici o una partita a carte. Ecco, stranamente quelle cose non ci sembrano così faticose.

tutti in fila *scena tratta dal film Metropolis di Fritz Lang

Ma sarà che siamo pigri, che ci piacciono le cose facili (non quelle semplici, proprio quelle facili), ci piace seguire una massa, ci piace stare al caldo nel mezzo del gregge, senza dover alzare la testa, brucando qualche centimetro di erba da un metro quadro di terreno. Sarà che cambiamo strada solamente se la cambiano gli altri.

Ma da dove arriva quest’abitudine? Io ho una teoria: è colpa dei documentari di Piero Angela (anche qui una nostalgia e un ricordo di quand’ero piccolo). E’ lui che ci ha insegnato che gli animali che corrono fuori dal branco sono i primi ad essere uccisi dai predatori. E noi non vogliamo fare quella fine. Divorati da una leonessa, poi un leone, poi una jena e poi dai cani della prateria. Allora meglio giacere su un divano con le piaghe da decubito. E una partita a calcetto ogni tanto.

Ecco, la colpa della nostra attuale situazione sociale/morale è da imputare a Piero Angela e alla sua trasmissione. Se ci avesse lasciati tutti più ignoranti, adesso staremmo tutti meglio (ed anche questo lo dico: si stava meglio quando si stava peggio).

Buona giornata. Io per principio oggi eviterò il comodissimo divano tutto il giorno. Piuttosto mi stendo sul tappeto (che è anche più comodo).

E voi. Qual è l’atto rivoluzionario di oggi?

Le nebbie del lunedì

piazza del popolo - ascoli piceno. Arriva l'inverno, le giornate si accorciano e le luci vengono accese prima

E’ finito ottobre, sono ormai le ultime ore del mese.

Ieri pomeriggio ero in montagna con degli amici, passeggiando fra le strette vie di un paese in festa. C’erano focolari nella piazza, piccoli stand che vendevano castagne più o meno arrostite, un capanno con al centro un grande catino di rame pieno di vin brulè che ribolliva. Più in là bancarelle che vendevano formaggi, mieli aromatizzati, alcolici, mele, prodotti da forno e tanto altro.

E’ stato verso le cinque e mezza, forse le sei, che mi è sembrato di varcare una porta. Quella dell’inverno. Si perché,  come tutti sappiamo, ieri è entrata l’ora solare. E con lei il buio, le giornate più corte, la voglia di rimanere la sera a casa. L’odore del cibo ed il caldo del legno. Un buon bicchiere di vino, una tisana calda, le coperte e i piumoni.

Che io sia nostalgico non è certo una novità (provate a curiosare qui se volete saperne di più), ma queste giornate mi suscitano tanti ricordi, quasi sempre belli. Ricordo quando mia madre accendeva il camino tutte le mattine ed era un piacere fare colazione incantato a guardare le fiamme che si muovevano. Ricordo la giacca vecchia e logora che mettevo per andare a prendere la legna. Ricordo il vetro di una vecchia 127 da sbrinare prima di andare a scuola. Ricordo le palle di neve ed i pupazzi. Ricordo i dolci di castagne e quelli con la crema moca. Ricordo le nocciole messe nelle cassette a seccare, e le noci. Ricordo il rumore del riscaldamento ad aria. Ricordo una vecchia coperta di lana logora e pesante, a rombi rossi e gialli, che faceva caldo tutto il letto. Ricordo l’acqua ghiacciata la mattina sul viso. Ricordo la radio che gracchiava come sveglia e ricordo le corse alla finestra sperando di vedere la neve sulla strada.

Amo l’inverno. Lo amo perché rallenta i ritmi e ti costringe a pensare. Dopo il chiasso di una lunga estate non c’è niente di meglio che un buon inverno. Con le sue feste, le persone care, i suoi odori ed i suoi cibi. I suoi momenti di pausa, le sue riflessioni, il suo freddo. L’inverno ti spinge ad accoccolarti alla persona che ami. Ti fa godere delle piccole cose, ti ricorda che per sentirsi bene non devi per forza correre fuori a divertirti, ma che il divertimento e le cose essenziali le hai con te, vicino a te, dentro di te.

Questo lungo inverno sarà speciale, se lo vogliamo.

E mentre ascolto questa bellissima versione di Imagine scrivo ancora qualche riga. La citazione di cui parlavo nel post precedente  è tratta dal libro I cretini non sono più quelli di una volta Edito da Aliberti e scritto da Enrico Vaime. Ve lo consiglio soprattutto se siete nostalgici 🙂

Con le citazioni tornerò presto e se ce la faccio metterò in cantiere anche qualche altro piccolo progetto per il blog, per il momento ci sto lavorando sopra. Se volete leggere qualcos’altro, ma in edicola, da sabato è uscito un nuovo settimanale satirico dal titolo il ruvido, diretto da Marco Presta (per chi non lo sapesse è uno dei conduttori de il ruggito del coniglio su Radio2). Acquistare per leggere.