Le nebbie del lunedì

piazza del popolo - ascoli piceno. Arriva l'inverno, le giornate si accorciano e le luci vengono accese prima

E’ finito ottobre, sono ormai le ultime ore del mese.

Ieri pomeriggio ero in montagna con degli amici, passeggiando fra le strette vie di un paese in festa. C’erano focolari nella piazza, piccoli stand che vendevano castagne più o meno arrostite, un capanno con al centro un grande catino di rame pieno di vin brulè che ribolliva. Più in là bancarelle che vendevano formaggi, mieli aromatizzati, alcolici, mele, prodotti da forno e tanto altro.

E’ stato verso le cinque e mezza, forse le sei, che mi è sembrato di varcare una porta. Quella dell’inverno. Si perché,  come tutti sappiamo, ieri è entrata l’ora solare. E con lei il buio, le giornate più corte, la voglia di rimanere la sera a casa. L’odore del cibo ed il caldo del legno. Un buon bicchiere di vino, una tisana calda, le coperte e i piumoni.

Che io sia nostalgico non è certo una novità (provate a curiosare qui se volete saperne di più), ma queste giornate mi suscitano tanti ricordi, quasi sempre belli. Ricordo quando mia madre accendeva il camino tutte le mattine ed era un piacere fare colazione incantato a guardare le fiamme che si muovevano. Ricordo la giacca vecchia e logora che mettevo per andare a prendere la legna. Ricordo il vetro di una vecchia 127 da sbrinare prima di andare a scuola. Ricordo le palle di neve ed i pupazzi. Ricordo i dolci di castagne e quelli con la crema moca. Ricordo le nocciole messe nelle cassette a seccare, e le noci. Ricordo il rumore del riscaldamento ad aria. Ricordo una vecchia coperta di lana logora e pesante, a rombi rossi e gialli, che faceva caldo tutto il letto. Ricordo l’acqua ghiacciata la mattina sul viso. Ricordo la radio che gracchiava come sveglia e ricordo le corse alla finestra sperando di vedere la neve sulla strada.

Amo l’inverno. Lo amo perché rallenta i ritmi e ti costringe a pensare. Dopo il chiasso di una lunga estate non c’è niente di meglio che un buon inverno. Con le sue feste, le persone care, i suoi odori ed i suoi cibi. I suoi momenti di pausa, le sue riflessioni, il suo freddo. L’inverno ti spinge ad accoccolarti alla persona che ami. Ti fa godere delle piccole cose, ti ricorda che per sentirsi bene non devi per forza correre fuori a divertirti, ma che il divertimento e le cose essenziali le hai con te, vicino a te, dentro di te.

Questo lungo inverno sarà speciale, se lo vogliamo.

E mentre ascolto questa bellissima versione di Imagine scrivo ancora qualche riga. La citazione di cui parlavo nel post precedente  è tratta dal libro I cretini non sono più quelli di una volta Edito da Aliberti e scritto da Enrico Vaime. Ve lo consiglio soprattutto se siete nostalgici 🙂

Con le citazioni tornerò presto e se ce la faccio metterò in cantiere anche qualche altro piccolo progetto per il blog, per il momento ci sto lavorando sopra. Se volete leggere qualcos’altro, ma in edicola, da sabato è uscito un nuovo settimanale satirico dal titolo il ruvido, diretto da Marco Presta (per chi non lo sapesse è uno dei conduttori de il ruggito del coniglio su Radio2). Acquistare per leggere.

3 pensieri su “Le nebbie del lunedì

  1. Pingback: Le arti dell’inverno | ruadellestelle

  2. Una buonissima giornata anche a te!

    Se ti può piacere lo stile di Enrico Vaime, ti consiglio anche ‘Quando la rucola non c’era’ che è il capitolo precedente a questo citato da me e il breve romanzo ‘era ormai domani, quasi’. Sono tutti divertenti e in qualche modo leggeri e garbati.

    E talvolta molto acidi!

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