tempo di potatura

Questo post parte da lontano. Da un pranzo ad Aprile, in Alto Adige, con dei Grandi Amici. Ognuno di noi aveva con sé un simbolo della propria condizione, del proprio momento storico. E ne stavamo parlando. Con emozione e facendo un po’ tutti un piccolo salto nel vuoto, mostrandosi agli altri per quello che si è, mostrando i propri sentimenti senza una rete di protezione.

Ogni simbolo era sentito, intenso, chiaro. E molto Forte.

Oggi vi parlerò di uno di quelli. Si tratta di una forbice da pota. Chi lo ha portato con sé lo mostrava con orgoglio ma anche con la coscienza che tagliare i rami secchi è faticoso e porta con sé delle grandi responsabilità. Sia perché non sai realmente se quel ramo è definitivamente morto, sia perché non sai se stai facendo il bene della pianta. E quando la pianta sei tu, il rischio è davvero grande.

Bene. Da quella giornata sono partiti tanti stimoli e tante idee. Ma quel paio di forbici da pota me le porto dietro e ci penso spesso. Perché riflettono un’esigenza che ho anche io. Vorrei potare gli aspetti inutili della mia vita, i momenti e le persone che non ci migliorano ma ci rendono apatici, abitudinari, chiusi in noi stessi. Potare significa anche tornare al nocciolo delle questioni, all’essenzialità delle cose e della vita. Significa riprendere la giusta rotta, il timone della nostra esistenza.

Oggi ne ho un gran bisogno. Ed è tempo di riprendere in mano quelle forbici così importanti.

E voi cosa volete potare?

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