833 giorni, 309 vittime

Sono passati più di 800 giorni dal terremoto dell’Aquila, il 6 aprile del 2009. Sono morte 309 persone. Sono stati distrutti paesi ed interi centri storici.

Sono stato all’Aquila in questi ultimi due anni, per visitarla e cercare di capire, anche per rispondere a quel cartello che (cito a memoria) dice: venite a vedere e tornando a casa raccontate a tutti quello che avete visto. Un appello degli aquilani per cercare di non dimenticare mai.

Adesso c’è ancora una città distrutta e soffocata dalle macerie. Un silenzio irreale, la presenza dell’esercito a piantonare alcune zone, i negozi chiusi e le crepe su tutti i muri. Ci sono ancora le pareti squarciate che hanno devastato la vita quotidiana di chi ci abitava. Ci sono ancora la chiavi appese di chi non ha più una casa propria.

Soprattutto c’è l’indifferenza di chi non vuole ricostruire la città come se fosse una cosa di secondaria importanza, come se le persone che la abitavano non avessero più importanza e dovessero solamente arrendersi davanti a queste tragedie.

Non so perché oggi mi è tornata in mente l’Aquila e quella tragedia. MA ho trovato qualcosa da leggere su internet. Un paio di inchieste di Repubblica.

LA PRIMA la trovate qui ed è semplicemente la voce dell’ultimo cittadino dell’Aquila, il professor Colapietra, che non ha mai lasciato la sua abitazione anche se gli è stato più volte chiesto e/o intimato.

LA SECONDA non è un’inchiesta ma la trovate cliccando qui. E’ l’elenco delle persone defunte nel terremoto. Ognuno con il suo nome e cognome, una foto e un piccolo racconto di chi fosse. Non sono solamente numeri, sono persone che valgono ben di più. Sono persone che non ci sono più. Forse dovremmo ricordarcene più spesso e non lasciare che questa ferita sia solamente un ricordo che vogliamo scacciare.

Vorrei parlare ancora delle sensazioni che possono arrivare di getto dopo una visita alla città. Ma credo che troverete tanti altri più bravi di me nel descrivere queste sensazioni. Io voglio solo dire: Non possiamo dimenticare. 

 

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